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ANCE Toscana ha compiuto 50 anni.

Tratto dal nostro contributo alla pubblicazione: “L’uomo negli ultimi 80 anni del suo sviluppo in ambito urbano e territoriale ha messo al centro il suo ego e l’automobile, ovvero si è interessato della soddisfazione delle proprie necessità spesso andando anche oltre il suo reale fabbisogno; questo ha fatto si che che la valutazione delle sue azioni e del suo impatto sull’ambiente, sull’energia e sulle risorse del pianeta fossero assolutamente inesistenti nel suo modello di vita. Contemporaneamente abbiamo vissuto negli ultimi 50 anni in una situazione di pace di benessere, di sviluppo economico e di progresso che ha permesso nel terzo millennio di avere mezzi scientifici e tecnologie che ci hanno portato, per esempio, in due anni a uscire da una pandemia mondiale. La situazione negli ultimi 20 anni è precipitata e si iniziato a sentire parlare di overshoot day quale segno simbolico della irreversibilità di un processo di sfruttamento del pianeta, questo ha messo in moto un meccanismo che solo forse negli ultimi 5 anni ha acutizzato l’attenzione della società civile sul concetto del cambiamento climatico e delle sue conseguenze. L’uomo si è ritrovato da regista dello sviluppo delle città, delle periferie e dei territori a vittima inevitabile di un processo di sfruttamento economico che ha radicalmente cambiato l’assetto sociale dell’intero pianeta. La natura in questo processo di cambiamento ha sostituito l’uomo nelle sue azioni ed ha iniziato a reagire con la voglia di riconquistare il suo ruolo in questo gioco ed a causa delle modificazioni climatiche si è manifestata principalmente con disastri geologici ed idro-geologici; in questo gioco di ruolo tra pianeta e genere umano, non è rimasto che fondare una società ed una comunità resiliente capace, prima, di mitigare ed adattarsi al cambiamento. Il cambiamento climatico non può rimanere solo una nuova parola nel nostro lessico ma deve produrre azioni eco-responsabili da parte delle istituzioni e della società civile che cambiando paradigma devono avere la capacità di mettere in atto soluzioni e strategie contro le trasformazioni che loro stessi hanno creato, la capacità dell’uomo e delle comunità di essere resilienti nell’affrontare il cambiamento climatico attraverso la modifica degli assetti urbani e territoriali deve essere l’obiettivo dell’uomo contemporaneo che, come flora e fauna, rischia di ammalarsi ed avviarsi verso una inevitabile apocalisse che porterà ad una nuova era dedicata ad un uomo diverso che avrà imparato a mettere al centro l’ecologia …” (Continua a leggere) 👇

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