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Eoliche e paesaggio.

Lo scorso aprile, a Taranto, è stato inaugurato il primo parco eolico marino d’Italia e di tutto il Mediterraneo.

In pratica è come se una città grande come Trani fosse completamente autosufficiente dal punto di vista energetico e riducesse a 0 il proprio impatto ecologico.
In venticinque anni previsti di funzionamento si risparmieranno 730.000 tonnellate di CO2.

Siamo sulla strada buona? Se è così come mai tanta lentezza decisionale?

Per rispondere alla prima domanda andiamo a Barcellona dove ha sede X1 Wind, una piattaforma eolica galleggiante innovativa.
L’idea è stata di installare grandi turbine eoliche galleggianti in mare aperto per sfruttare la maggiore potenza del vento e la maggiore continuità, e nello stesso tempo saltare il problema di installare questi impianti sulla terraferma, cosa molto più complicata da realizzare visto le centinaia di discussioni aperte per la tutela del paesaggio.

Anche per le turbine in mare esistono vincoli legati alla profondità delle acque che non deve superare i 40 metri, ma burocraticamente è più semplice e quelle di X1 Wind sono state progettate per essere appoggiate molto al largo creando quindi ancora meno problemi con le città più vicine in linea d’aria.

Meno problemi vuole anche dire maggiore velocità di realizzazione.


Adesso verifichiamo invece il secondo interrogativo e cioè cosa ha frenato la realizzazione dell’impianto di Taranto? Sono passati 16 anni!
Con questi tempi l’indipendenza energetica rimane un sogno.
Quindici anni per le autorizzazioni e 1 anno per realizzarlo.


Ottenere i permessi per lo sfruttamento delle aree marine, per il rispetto dell’ambiente e la connessione degli impianti alla rete elettrica, comporta vincoli e ostacoli enormi anche con tutta la disponibilità possibile di chi vorrebbe fare i lavori.
Speriamo che l’esempio di X1 venga presto seguito da altri e che si trovino anche i finanziatori, per riuscire a sostenere i costi di innovazioni necessarie per rendere sempre più interessanti questi progetti.

La politica, in questo caso, dovrebbe remare unita verso il solito obiettivo.

Il potere che dovrebbe essere uno strumento degli uomini chiave, i decision maker, cui spetta il potere delle decisioni, dovrebbero unirsi in un solo coro.
Il loro compito primario sarebbe, in primis, di adoperarsi per salvare il nostro pianeta, noi, dal nostro canto, possiamo “solo” riflettere, senza dimenticarci ogni giorno, anche nel più piccolo gesto quotidiano, che il pianeta ha le ore contate.

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